mercoledì 3 settembre 2014

Omofobia, legge a rischio. UPT e PATT: legge va cambiata

Dopo quasi due anni di discussione in commissione, durante le quali nessuno di PATT e UPT ha partecipato al tavolo tecnico o ha detto nulla in Commissione, è bastato che il vescovo aprisse bocca ed ecco che i due partiti fanno marcia indietro.


OMOFOBIA, LEGGE A RISCHIO. UPT e PATT: LEGGE VA CAMBIATA
TRENTO. «Così com’è, la legge non la votiamo». Il capogruppo Gianpiero Passamani sintetizza così la posizione dell’Upt all’uscita dal vertice di maggioranza convocato ieri dal governatore Ugo Rossi sulla contestata legge di contrasto alle discriminazioni sessuali, meglio nota come legge sull’omofobia. Il testo licenziato a luglio dalla quarta commissione è il frutto dell’unificazione di una proposta di iniziativa popolare (sostenuta da Arcigay e da 7 mila firme) e di un disegno di legge a firma del consigliere Pd Mattia Civico.
L’appello lanciato nei giorni scorsi dal vescovo Luigi Bressan dalle pagine diVita Trentina, una critica nel merito e un invito esplicito a soprassedere sulla legge («Il Trentino ha problemi ben maggiori») non cade nel vuoto. Anzi, viene raccolto in pieno dai due partiti centristi della maggioranza, pronti a fare asse per modificare la legge. Tre i punti contestati: le azioni di sensibilizzazione culturale, in particolare nelle scuole; gli interventi nell’ambito del lavoro; l’informazione e la comunicazione.
Ufficialmente la proposta della maggioranza, che sarà portata nella riunione dei capigruppo di lunedì prossimo, è di calendarizzare il disegno di legge nella sessione d’aula di metà settembre (il consiglio è convocato il 16-17 e 18), ma politicamente il percorso verso l’approvazione appare tutto in salita. Anche perché alle contrarietà interne alla maggioranza si somma la battaglia ostruzionistica già preannunciata da parte delle opposizioni.
«Non si può essere indifferenti all’appello del vescovo - dice il capogruppo del Patt Lorenzo Baratter - lo abbiamo detto oggi anche ai colleghi del Pd. I partiti non possono andare in contraddizione con i propri statuti e nel nostro abbiamo un richiamo alla religione cattolica».
I mal di pancia dei consiglieri di Patt e Upt non sono cosa di oggi, tra gli autonomisti la spaccatura è fortissima e l’ala capeggiata da Walter Kaswaldersi era già fatta sentire negli organi di partito rivendicando libertà di coscienza nel voto. Fu allora richiamato dal capogruppo Baratter, che oggi dichiara: «La legge si può migliorare, serve qualche correttivo». E sulle prospettive d’aula aggiunge: «È facile prevedere che le minoranze chiederanno il voto segreto e a quel punto il rischio aumenta. È interesse di tutti non rischiare». Come a dire, o la legge si cambia o non arriverà da nessuna parte.
Ancora più esplicito è Passamani: «Così questa legge non la votiamo. Porteremo in aula le nostre proposte di modifica di tre articoli». Primo scoglio: l’articolo 5 in cui si dice che «la Provincia sostiene azioni di sensibilizzazione riguardanti il pluralismo dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere» e, «nel rispetto dell’autonomia delle scuole, promuove, secondo un approccio inclusivo, la realizzazione di progetti e attività sui temi dell’educazione alla sessualità e all’affettività, della promozione della salute e della prevenzione e del contrasto al bullismo omofobico».
«Non voglio passare per retrogrado - premette Passamani - ma questo passaggio non è chiaro. Noi vogliamo che sull’educazione ci sia una regia certa dell’ente pubblico, senza coinvolgere associazioni (leggi Arcigay, ndr). Questo passaggio non è chiaro e a piccoli passi il rischio è che si arrivi come in Olanda, dove si ammette la pedofilia».
Per Baratter «bisogna fare chiarezza sulla logica inclusiva, noi siamo contrari a che le associazioni entrino nelle scuole».
Altro punto contestato: l’articolo 6, «la Provincia favorisce l’inserimento lavorativo delle persone che per motivi derivanti dall’orientamento sessuale sono discriminate o esposte al rischio di marginalizzazione». Per Passamani «è inammissibile che si prevedano dei vantaggi, questa norma è a rischio di incostituzionalità». E Baratter incalza: «Su che basi si parla di discriminazione? Chi la accerta? Non ci possono essere vie privilegiate, rischieremmo di incentivare gli abusi di chi punta a ottenere un posto di lavoro».
Il terzo articolo contestato è l’articolo 11, dove si prevede che «la Provincia, anche in collaborazione con gli enti locali e con le associazioni che perseguono le finalità di questa legge, attua campagne di informazione e di comunicazione sui temi oggetto di questa legge, privilegiando il ricorso a strumenti educativi e culturali innovativi». Anche in questo caso Baratter annota che «vanno trovate le parole giuste». Il timore riguarda ancora una volta il coinvolgimento delle associazioni per i diritti degli omosessuali.
La maggioranza riuscirà a trovare un’intesa senza stravolgere la legge? E soprattutto, cosa accadrà in consiglio?
Dall’incontro di ieri è trapelata l’ipotesi di andare in aula, avviare la discussione generale per due giorni e poi - se le minoranze come annunciato faranno ostruzionismo - sospendere la trattazione rinviando la legge a dopo la Finanziaria. Dunque al 2015. «Se fossimo di fronte all’ostruzionismo e si andasse all’anno prossimo, non sarebbe certo un problema», confessa Passamani. «Sono d’accordo con il vescovo Bressan, personalmente mi occuperei di temi più urgenti come l’economia».
Chiara Bert (Il Trentino online, 3 settembre 2014)

domenica 31 agosto 2014

Il senatore PD Tonini chiede di ascoltare il vescovo, ma ammette di non aver letto la legge



Il senatore del pd Tonini (che ammette di non aver letto la legge) chiede di ascoltare le parole del vescovo (che evidentemente non ha letto le legge) a proposito della legge contro le discriminazioni in discussione nelle prossime settimane in Consiglio provinciale.



TONINI: «OMOFOBIA, SI ASCOLTI IL VESCOVO»
TRENTO — L'intervento di Luigi Bressan, vescovo di Trento, rischia di far crollare la maggioranza su un tema, la lotta all'omofobia, sul quale si è impegnato personalmente il governatore Ugo Rossi. Il richiamo del presule (una lunga intervista su Vita trentina) ha dato legittimità ai forti dubbi che già circolavano nella coalizione. Larga parte del Patt e dell'Upt sono dati per contrari e il contagio si estende al Pd, spaccato sulla questione. I cattolici come il senatore Giorgio Tonini chiedono di accogliere ciò che dice Bressan. «La politica — dice — sia umile verso le istanze rappresentative della società civile». Una linea molto diversa da quella espressa dal capogruppo provinciale Alessio Manica. Franco Panizza, segretario del Patt, prova invece a raddrizzare il timone della barca capitanata dal collega di partito Rossi. «La questione è risolvibile, lavoreremo sugli emendamenti. Il vescovo però avrebbe potuto intervenire prima, visto che la legge ha iniziato il percorso due anni fa».
Pd diviso
«Innanzitutto faccio una premessa» afferma Tonini. «Non conosco da vicino il disegno di legge contro l'omofobia, le mie valutazioni sono quindi più generali». Il senatore allude al testo unificato che recepisce la proposta di iniziativa popolare. Il consiglio provinciale è tenuto a avviare la discussione in aula entro l'8 novembre, 24 mesi dopo il deposito, altrimenti si arriverà al referendum sulla prima proposta. Per Tonini occorre ascoltare la riflessione di Bressan. Il ragionamento del senatore è per certi versi opposto a quello del capogruppo Manica, di sensibilità laica. «Opporre la lotta alla discriminazione alla famiglia è un modo strumentale per cercare consenso» aveva detto l'ex sindaco ribadendo che il compito della politica è creare uno spazio di convivenza tra cattolici e non cattolici.
«Ogni voce rappresentativa della società civile va ascoltata — rimarca Tonini —. La politica deve essere umile, che non vuol dire deferente. Come si ascoltano gli operatori economici per le materie attinenti, si può ascoltare la Chiesa su questo argomento». Tonini ricorda come a livello nazionale si sia posticipata la discussione sull'aggravante penale per l'omofobia al testo sulle unioni civili di persone dello stesso testo. «L'omofobia appartiene alla sfera dei reati di opinione ed è un territorio ancora infido. Meglio partire dalle cose concrete». Anche il razzismo tuttavia appartiene alla sfera dell'opinione. «Vero, ma la codifica è sempre difficile» prosegue. A livello trentino però si parla di lotta alla discriminazione. La palla passa al lavoro sugli emendamenti. «Giusto — conclude — procedere ascoltando tutte le parti. Anche perché si rischia di fare una legge controproducente, ammesso che ci siano i numeri».
Luca Zeni, consigliere provinciale del Pd e prima della Margherita, confida nella discussione in aula. «Il tema è delicato e ogni intervento è legittimo. A mio avviso occorre iniziare ad approfondire il testo». In aula è calendarizzato il 16 settembre. «Altrimenti si rischia un confronto tra chi dice che si propaganda l'omosessualità e chi dice che i generi non esistono». Il punto cruciale è l'educazione nelle scuole. «Margini per modificare questo passaggio ci sono» termina Zeni.
Panizza: «Avanti»
«Ci concentreremo sugli emendamenti per migliorare la legge» chiarisce il segretario Panizza. Il confronto nel Patt è in corso. Stasera se ne parlerà nel consueto ufficio politico. «Il ragionamento del vescovo lo trovo condivisibile — prosegue —, anche se avrei preferito un intervento più tempestivo dato che si discute della legge da due anni. Nel merito, non c'è nessuna volontà di fare pubblicità all'omosessualità nelle scuole (lo aveva chiarito anche Rossi, ndr). Si vuole invece impedire il bullismo omofobico e le discriminazioni. Detto questo, è giusto che venga fatta chiarezza. La legge però va avanti».

(Il Trentino, 31 agosto 2014)

venerdì 29 agosto 2014

La nostra risposta alle parole di Bressan contro il ddl contro l'omofobia

A quanto pare l’arcivescovo Bressan non si è nemmeno degnato di leggere la proposta di legge contro le discriminazione. E’ questo che maggiomente ci offende: siamo pronti a confrontarci con tutti, come abbiamo dimostrato in più occasioni, ma pretendiamo che i nostri interlocutori siano intellettualmente onesti, o che perlomeno sappiano di cosa si sta parlando. 
Alle parole di Bressan è addirittura difficile replicare, tanto sono lunari rispetto all’argomento in questione, cioè la legge contro le discriminazioni che, lo ricordiamo, è stata sottoscritta da più di settemila trentini, in maggioranza cattolici.
L’arcivescovo fa addirittura confusione tra il testo della proposta di legge provinciale e il disegno di legge nazionale, dimostrando di non conoscere la differenza tra le competenze provinciali e quelle nazionali. Qui in Trentino chiediamo di adottare misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni, mentre il disegno di legge nazionale estende un preciso reato penale anche all’omofobia. 
Nel testo che approderà in aula nelle prossima settimane non vi è traccià di temi eticamente sensibili: non si parla né di matrimoni omosessuali, né di adozioni. Si parla invece di educazione e di rispetto, di lotta contro le discriminazioni e contro il bullismo omofobico. E nemmeno è previsto che le associazioni omosessuali intervengano direttamente nelle scuole per “indottrinare i ragazzi”, come sostiene l’arcivescovo. Si chiede che, anche nella scuola, ogni tipo di discriminazione sia contrastata, sia essa determinata (testuale) “dal genere, dall’origine etnica, dalla religione, dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall’orientamento sessuale, dall’identità di genere e dall’intersessualità”. Saranno poi le singole istituzioni scolastiche, nella loro autonomia, a valutare i percorsi di sensibilizzazione e approfondimento, coinvolgendo come di prassi gli organi collegiali e quindi anche i rappresentanti dei genitori. 
Ci dica quindi il vescovo quale sia la parte che non gradisce, un comma che però sia presente all’interno del testo, altrimenti non vale e diventa un argomentare pretestuoso e ideologico, mistificatorio e strumentale. 
Sul fatto che ci siano cose più importanti che la politica deve affrontare, possiamo discuterne. Certo ci meraviglia che monsignor Bressan abbia rilasciato una così lunga intervista sull’omofobia a Vita Trentina pubblicata su due intere pagine, quando non ci risulta lo stesso spazio per il tema della crisi economica, della disoccupazione o dello scandalo vitalizi. 

Paolo Zanella
presidente Arcigay del Trentino

giovedì 28 agosto 2014

L'Arcivescovo Bressan parla della legge contro l'omofobia, dimostrando di non averla letta

Mons. Bressan, nei prossimi mesi si tornerà a parlare di omofobia nelle aule del Consiglio provinciale e – già se ne vedono le avvisaglie – il dibattito sarà vivace. In premessa, può chiarire qual è la posizione del magistero ecclesiale rispetto a questo tema?
Non è certo possibile in breve riassumere il vasto articolato pensiero della Chiesa sull’omosessualità in poche righe. Ne parlano la Bibbia, il Catechismo, i Papi, tre dettagliati documenti della Congregazione vaticana per la Dottrina della Fede (1975; 1986-1999; 2003), vari vescovi, il recentissimo Strumento di Lavoro sul prossimo Sinodo dei Vescovi, autori cattolici. .. Il ridurre a poche frasi si espone a critiche.
Non spetta alla Chiesa determinare le origini delle varie forme di omofilia o omosessualità, ma nella Bibbia legge che Dio “maschio e femmina li creò … per questo l’uomo lascerà suo padre e si unirà a sua moglie”: identità e complementarietà dunque. Pastoralmente si cerca di stare vicini a ogni persona nelle sue concrete condizioni di vita: ma sotto l’aspetto etico, non ogni atto è eguale, mentre la castità, virtù forte, è per tutti. Avere una tendenza non è peccato ed anche uno che la abbia omosessuale può diventare santo.
Ma la Diocesi di Trento come giudica queste iniziative legislative?
Come Diocesi non abbiamo preso una posizione, poiché non sono stati consultati né il Consiglio Pastorale, né la Commissione diocesana per la famiglia. Parlerò dunque a titolo personale e dico che lascio ai politici decidere se affrontare un dibattito certamente complesso, anche perché con termini generici si uniscono sotto una sola parola: a) orientamento ossia tendenza, b) condotta (sia privata che pubblica), c) azioni, d) propaganda e magari altro.
Lo stesso concetto di “discriminazione” è ,in campo del diritto internazionale, molto complesso: basta vedere le varie sentenze della Corte europea. E poi altre culture nobili hanno visioni diverse.
Personalmente considero che il nostro Trentino abbia problemi ben più urgenti e che interessano quasi tutti i cittadini: situazione occupazionale; crisi economica aggravata da un’estate che è stata tale, con incidenze su tutto il turismo e l’agricoltura; il fluido delle politiche nazionali sull’autonomia; calo della produttività industriale e del settore edile, fragilità delle famiglie, rifugiati da accogliere, cultura della pace, ecc . La PAT finora si è distinta in Italia per conferire la qualifica di “Family audit”.
Infine, sappiamo che vi è in progetto avanzato di legge nazionale; perché prevederne una provinciale che poi forse dovrà essere modificata? E’ competenza della nostra Provincia? Gli uni dicono “no”; gli altri “sì” perché riguarda la scuola, ma altri negano che si voglia influire sulla scuola: una bella confusione, direi. E poi non ci sono già le regole sulle “pari opportunità”? e perché allora crearne di specifiche per un caso?
Ci sono dei partiti, per quanto attiene il voto finale al provvedimento, orientati a richiamare la libertà di coscienza. Non capita spesso.

domenica 24 agosto 2014

Grigliata Rainbow di fine estate con Arcigay: tutt* a mangiare, divertirsi e fare nuove conoscenze


GRIGLIATA RAINBOW

con Arcigay


Domenica 07 settembre 2014 dalle 11:30


in una stupenda location che verrà svelata al 

momento dell'iscrizione


Tutt* insieme a festeggiare l'estate in una giornata ricca di divertimento!!
Una giornata perfetta per stare in compagnia a mangiare, giocare e per conoscere tanta bella gente!!

MENU di CARNE: polenta, carni miste alla griglia, fagioli e cipolle, verdure alla griglia

MENU VEGETARIANO: polenta, cous cous alle verdure, formaggi, verdure alla griglia, fagioli e cipolle

PER TUTT*: aperitivo di benvenuto con bruschette e spritz, 1 bevanda, caffè e dolce


NB. Segnalate al momento dell'iscrizione se avete esigenze particolari (vegetariani, vegani, intolleranze) che accontenteremo tutt*!

Per partecipare è necessario iscriversi entro il 4 settembre versando il contributo di 20 euro (18 per i soci con tessera valida) con una delle seguenti modalità:

  • iscrizione via mail a arcigaytn@gmail.com e bonifico con causale "offerta per pranzo estivo" sul cc Cassa Rurale Valle di Laghi IT 75 I 08132 01801 000050350793
  • iscrizione e versamento della quota presso il Bar Nuovo Paradiso, via Prepositura 72 – dopo il 17 agosto chiedendo alle super bariste (dal lun al sab ore 8.00 - 00.00)
  • sabato 30 agosto alla serata WAPO di fine estate presso Terrazza Lake di Caldonazzo da SandyPR
  • telefonando al 3489248192 (Paolo) o 3396193029 (Sandra) o via mail a arcigaytn@gmail.com per trovarsi per accordarsi per versamento quota
  • agli aperitivi del 1° e 4 settembre al nuovo Tiki Lounge Bar di piazza Duomo (ex messicano) dalle 20 ale 22




Vi aspettiamo numerosissim* per divertirci assieme e sostenere l'associazione che si batte per i diritti delle persone LGBT

martedì 22 luglio 2014

Franca Penasa ci diffida. Ma non smentisce.


Nel pomeriggio di oggi abbiamo ricevuto una e-mail da parte dell'ex consigliera Franca Penasa che ci diffida dall'utilizzare il suo nome nell'ambito degli accadimenti che in questi giorni interessano l'Istituto Sacro Cuore di Trento.
Prendiamo atto che, pur giustificando la sua presenza a tutela della Madre Superiora "che altrimenti si sarebbe trovata senza alcun testimone che potesse esserle di garanzia", non abbia in alcun modo smentito quanto da noi riportato dell'incontro avvenuto presso l'Istituto Sacro Cuore.

Tra le altre cose, ci contesta di aver affermato "strumentalmente" che ricopre l'incarico di addetta stampa. Ce ne scusiamo, il suo ruolo è completamente diverso (!): l'ex consigliera Penasa non è addetta stampa del Sacro Cuore bensì ne cura la comunicazione, come apprendiamo da questa fonte.

Qui di seguito la corrispondenza.


Gentile signora Penasa,

ci siamo consigliati con l’Avv. Nicola Canestrini, al quale La invitiamo a rivolgersi pro futuro, che ci riferisce che purtroppo la Sua diffida rimarrà senza effetto giuridico alcuno, dato che la corretta narrazione dei fatti richiede di dare atto della Sua presenza all’incontro.
Siamo stupiti del fatto che La Sua presenza “a garanzia”, addirittura perché Lei “prevedeva l’esito”, ora debba essere nascosta agli occhi dell’opinione pubblica: siamo abituati a prenderci le responsabilità di ciò che diciamo e di ciò che facciamo e tanto ci sentiamo di pretendere dai nostri interlocutori.
Ovviamente la Sua “diffida” e questa nostra risposta verranno resi pubblici per elementari obblighi di trasparenza.

Cordialmente,

Paolo Zanella
Presidente Arcigay "8 Luglio" del Trentino


*****


Spettabile Arcigay Trento,

con la presente si diffida l'associazione ad utilizzare il nome della sottoscritta nell'ambito degli accadimenti che in questi giorni interessano l'Istituto Sacro Cuore di Trento , in particolare nel comunicato di oggi mi si cita come addetto stampa dell'Istituto, notizia del tutto falsa e ovviamente utilizzata in maniera strumentale.
La mia presenza all'incontro di tipo privato con la Madre Superiora, che evidentemente per rispetto della privacy e della persona è stato registrato!!! e reso pubblico !!! era solo di tutela per la Madre che altrimenti si sarebbe trovata senza alcun testimone che potesse esserle di garanzia, in quanto prevedevo l'esito che infatti si è verificato .
In ogni caso i miei impegni di carattere professionale con l'Istituto hanno carattere privato , in quanto tale è la natura del contratto e chiedo quindi espressamente di non essere coinvolta nei fatti di cui si è trattato.
Se la mia volontà non sarà rispettata sarà mia necessità adire alle vie legali. 

Franca Penasa


lunedì 21 luglio 2014

"Un insegnante omosessuale? Si rivolga altrove, non lo metto vicino ai bambini". Arcigay ha incontrato suor Eugenia Libratore

Arcigay del Trentino ha deciso, nei giorni scorsi, di approfondire quanto è avvenuto all'Istituto Sacro Cuore, incontrando la Madre Superiora Eugenia Libratore che ci ha accolti presso la sede della scuola, affiancata dalla ex consigliera Franca Penasa.
Un incontro cordiale e sincero durato quasi un'ora. Uno scambio franco di punti di vista e una richiesta di spiegazioni, molto pressante da parte nostra, alla quale la Madre Superiora non si è minimamente sottratta. Di questo dobbiamo darne atto, apprezzando l'onestà intellettuale di una religiosa che pervicacemente ha difeso il suo operato.
Qui di seguito, come obbligo nei confronti dei nostri associati, ma anche come testimonianza civile utile per chi dovrà affrontare la questione dal punto di vista politico, amministrativo o legale, restituiamo la sintesi dell'incontro.

Dopo i primi convenevoli di rito, introdotti nell'atrio della scuola e fatti accomodare in un'anticamera, incontriamo la Madre Superiora poi raggiunta dalla ex consigliera provinciale Franca Penasa. Subito si è entrati nel merito, e Madre Libratore ci spiega che il colloquio con l'insegnante è avvenuto “in un luogo riservato” e che ha affrontato la sua dipendente con queste concilianti parole: “Io mi trovo in una situazione imbarazzante, io sono la Superiora di un istituto, responsabile di una comunità educativa. Mi vengono delle voci e io non so, non ci credo neanche, aiutami a capire...”, avrebbe affermato la Superiora nell'incontro. “Da quel momento – continua la religiosa – è partita come una scoppiettata. Io avrei creduto di poter parlare tranquillamente con lei. Si è alzata e io sono rimasta senza parole. E se n'è andata.”
Da parte nostra, abbiamo cercato di spiegare che, forse, la domanda rispetto all'orientamento sessuale rivolta all'insegnante in questione, che sapeva di non avere il contratto rinnovato, potesse essere stata interpretata come il motivo del mancato rinnovo, quindi aver prodotto una reazione scomposta e rabbiosa, di chiusura e risentimento.
La Superiora afferma che era suo dovere, anche umano, approfondire la questione, dare riscontro (oppure, con maggiore speranza, vederle smentite) alle voci di una presunta omosessualità di una sua educatrice. Capiamo però, nel seguito della conversazione, che il chiarimento era necessario anche per la possibilità di nuove future collaborazioni che si verificano di prassi dopo una interruzione del rapporto di lavoro di una dipendente a tempo determinato. E' infatti la consigliera Penasa a spiegarci meglio il concetto.
Franca Penasa afferma che “la definizione del corpo docente avviene soltanto a settembre” perché in base alla capacità di copertura del monte ore da parte dei docenti strutturati, è possibile che rimangano scoperte posizioni che sono poi colmate attingendo dagli insegnanti a contratto determinato. Quindi ci sarebbe la possibilità che l'insegnante in questione possa essere ripescata.
Dalle parole della Madre Superiora capiamo che la possibilità è decisamente realistica. Infatti ci spiega che “in cantiere c'è la creazione di un Polo scolastico, con gli Artigianelli e le Canossiane, quindi un'apertura importante che ci porterà delle novità. Novità sul piano numerico, un potenziamento sia degli insegnanti, sia degli allievi, sia delle ore. E noi siamo nelle condizioni di dare il giusto riconoscimento a quanti meritano”.
Ma tornando a parlare dell'incontro con la docente ribadisce: “non ho avuto lo spazio fisico di poter dire che questa situazione poteva essere riconsiderata

Noi a questo punto chiediamo esplicitamente alla Madre Superiora: “ma se le avesse detto sì, sono lesbica, e l'insegnante fosse stata nella possibilità di vedere rinnovato il suo contratto, lei, onestamente Madre, cosa avrebbe detto?”
La Superiora risponde affermando che se la questione rimane “di natura personale, onesta, discreta, e magari nessuno se ne rende conto...” Senza quello che la  Chiesa definisce come scandalo, diciamo noi. La suora è stata interrotta, in tono professorale e spazientito afferma con disappunto che “queste cose vanno dette, io ho mille persone, mille famiglie che dovrò poi garantire, rassicurare, tranquillizzare. Perché mentre c'è qualcuno che si incuriosisce di quello che legge sul giornale, c'è anche qualcuno che dice: Madre ha fatto bene, meno male c'è qualcuno che dice qualcosa di diverso”.
Anche noi abbiamo letto alcuni commenti di lettori sui giornali locali che dicono: Per fortuna che una scuola cattolica non vuole docenti omosessuali. Chiediamo alla Superiora se condivide questo pensiero.
“La risposta a questa domanda – afferma – richiede un distinguo. Se si rimane dentro ad un ambito di discrezione e di tranquillità, e io non ho avuto genitori che vengono a lamentarsi perché quella fa discorsi sballati...”. Per noi è importante questo: chiediamo subito conferma, chiediamo: Quindi non si è mai lamentato nessuno dell'operato di questa insegnante?” La risposta della Superiora è chiara, “no, perlomeno di questo no”, nessuno si è mai lamentato.
La Madre torna sul punto del colloquio. “Ma se questa si difende in questa maniera, anche così scostumata, a quel punto io non ho nessuna garanzia di poterla tenere”.  Noi cerchiamo di capire meglio, e chiediamo se quindi la Madre abbia effettivamente fatto soltanto una domanda, e la suora lo ammette: “io le ho solo fatto una domanda...”. Continua dicendo, riferendosi alla ipotetica omosessualità della docente: “se io mi trovassi di fronte a una caso discreto, molto sereno, che non crea problemi... un caso che non viene esplicitato...”
Ci vuole spiegare, con qualche difficoltà a trovare le parole, che se non è esplicito nei comportamenti e nelle dichiarazioni, un insegnante omosessuale non deve necessariamente essere allontanato. Ci spiega che, per esempio, nella sua scuola c'è un laboratorio grafico a cui partecipano studenti più adulti, e se un insegnante manifestasse questa tendenza potrebbe essere trasferito lì, in modo che “possa occuparsi dei grandi e non dei più piccoli”.
Noi, com'è ovvio, chiediamo subito se forse pensa che una persona omosessuale non possa occuparsi dei bambini più piccoli. Lei risponde che “no, questa è una mia convinzione”, spiegandoci che un'insegnante omosessuale “posso utilizzarla con maggiore serenità e tranquillità con i grandi invece che con i piccoli. Ma questo è un mio gusto, una mia linea ci tiene a precisare.
Il discorso è scivoloso, cerchiamo di approfondire e chiediamo se secondo lei un insegnante omosessuale possa avere la stessa umanità e capacità per svolgere il suo ruolo di educatore alla pari di un suo collega eterosessuale. Con pacatezza e con un tono saggio la religiosa afferma che “la situazione è molto complessa, non è così semplicistica. Sapete – ci spiega – che questo è un problema che si può ascrivere ad una serie di voci, da quella costituzionale a quella umana, a quella spirituale. É' un problema che oggi più di ieri sentiamo vivo. Come verrà gestito? – si chiede retoricamente – è un problema che la chiesa ancora non ha definito”, si risponde.
La suora ci spiega che c'è un Sinodo che ne discuterà, noi spieghiamo che c'è un Catechismo della chiesa Cattolica che, pur giudicando negativamente il comportamento omosessuale, dice chiaramente che le persone omosessuali non devono essere discriminate. “Qui non è una questione di discriminazione – ci interromper Madre Libratore – si tratta di una questione di rispetto di tante altre sensibilità. Io ho una scuola da gestire e ho una responsabilità". Candidamente ci spiega che lei deve “tutelare mille sensibilità diverse”.
“Queste voci su questa insegnante mi sono giunte – afferma la religiosa – e questo dimostra che queste sensibilità ci sono. E non è vero che è tutto uguale – continua la suora – è vero che teoricamente un gay è uguale a me, però è anche vero che culturalmente e socialmente c'è una strada da fare, ci sono leggi in programma, ci sono condizioni sociali da misurare, è tutto un discorso che progressivamente ci porterà probabilmente ad una accoglienza, ma nel rispetto di quelle che sono le leggi di natura”.

Quando le facciamo presente che siamo a conoscenza che nella sua scuola ci sono altri insegnanti omosessuali, la suora risponde che “aprirà molto gli occhi”, chiarendo subito che se quella che sarà eventualmente riscontrata in alcuni insegnanti “è una tendenza che rientra nell'ambito di una vita normale di rapporti normali, andiamo avanti, ma se qualcuno esplicitamente vive l'omosessualità – precisa Madre Libratore – io ho il dovere di tutelare gli altri, i genitori”. Noi ribattiamo subito chiedendole da chi o da che cosa dovessero mai essere tutelati. “Tutelati da una normalità di vita” ci spiega la suora, ma purtroppo siamo sicuri che intendesse il contrario, cioè tutelarli dalla diversità, tutelare la presunta normalità da ciò che è considerato da lei sbagliato e dannoso: un insegnante omosessuale.
Rimaniamo su questo punto e chiediamo cosa potrebbe succedere se scoprisse l'omosessualità di qualche insegnante. Cosa farebbe, sarebbe forse licenziato?
“Vedremo che persone sono – risponde lei – e le valuteremo in base al criterio del rispetto delle altre persone”.

Interviene anche Franca Penasa, ex consigliera provinciale della Lega Nord, ora addetta stampa del Sacro Cuore. “Voi sapete che qui le persone pagano una retta – ci spiega – e a differenza della scuola pubblica siamo una scuola con determinate caratteristiche e dobbiamo ascoltare tutto quello che ci viene detto da chi paga la retta. A volte anche noi pensiamo che una cosa non vada fatta, ma noi offriamo un servizio. E questa scuola ha un indirizzo e molti vengono qui per questo”.
A questo punto il problema è di principio. Diciamo che sì, i genitori possono esigere un certo servizio considerato che pagano la retta,  ma ci sono anche delle regole da rispettare. Facciamo un esempio. Se una scuola privata che tra i suoi insegnanti ne ha alcuni di colore, e arriva il leghista di turno e dice: io non voglio che un insegnante bingo-bongo insegni a mio figlio, voi cosa fate, lo licenziate? “Non è mai successo”, ci rassicura la consigliera Penasa.
La Madre Superiora ci risponde spazientita e tenta un altro esempio. “Sentite – ci dice – lei va in un negozio e non le piace un capo di abbigliamento, lei non lo prende. Qui la famiglia viene, le piace il progetto di vita, le piace la modalità, la prende. Se non la prende se ne va. Io non la mando via – ci spiega – se na va da sola”.

Gli esempi ci portano fuori strada, quindi torniamo a bomba e battiamo lo stesso chiodo: se un suo dipendente fosse omosessuale e vivesse la sua omosessualità alla luce del sole e in maniera limpida... A questo punto anche la Madre Superiora mette da parte le ipotesi e afferma chiaramente che se mi viene a chiedere lavoro e mi dice sono omosessuale, io probabilmente la aiuterò in un altro modo, probabilmente le trovo un altro lavoro, ma non la metto vicino ai bambini”.

Ok, abbiamo capito che secondo la Superiora i bambini devono essere tutelati dalla pericolosità di un omosessuale.  Ora, con rispetto, rivolgiamo una domanda alla Madre Superiora, per valutare la sua pericolosità. “Madre, possiamo chiederle quale sia il suo orientamento sessuale?”
Con imbarazzo, dapprima bofonchiando un impercettibile “il mio... perché me lo chiedete?...”, risponde affermando di aver sublimato la sua sessualità nella religione. Abbiamo fatto alla religiosa la stessa domanda che lei ha rivolto all'insegnante. Non si è scomposta più di tanto, non si è alzata rovesciando il tavolo, ma crediamo – considerata la sua espressione – di averla messa in sincero imbarazzo, di essere sembrati sconvenienti e del tutto fuori luogo. E non possiamo che darle ragione.


La Superiora chiude la parentesi dell'indagine sul suo orientamento sessuale in modo netto, tornando su quando affermava: Se lei mi chiedesse di venire a insegnare e mi dicesse sono omosessuale, io le direi che forse ha sbagliato strada. Vada da un'altra parte”.

venerdì 18 luglio 2014

Discriminazione omofobica al Sacro Cuore

Quanto avvenuto all’interno dell’Istituto Sacro Cuore non offende soltanto gay e lesbiche, ma offende tutta la comunità trentina. Tutti gli sforzi per far avanzare la nostra provincia sul tema dei diritti civili sono vanificati da azioni squallide e retrive che insultano l’intelligenza e la dignità umana.
Oltre alla discriminazione sul luogo di lavoro, motivata dalla presunta omosessualità della docente, emerge chiaramente il concetto che gay e lesbiche non possano insegnare, non possano svolgere un lavoro a contatto con i bambini, con il mondo della scuola, sottendendo che l’omosessualità potrebbe essere contagiosa o comunque diseducativa. Non intendiamo sprecare parole per opporci a simili farneticazioni, vogliamo però spiegare ancora una volta che ad essere fortemente diseducativa è l’omofobia, la discriminazione, la violenza piccola e grande che si consuma ogni giorno nei confronti di gay e lesbiche. Chiediamo a tutto il Trentino di esercitare il sano sentimento dell’indignazione, per essere solidali con la docente espulsa dall’insegnamento, per difendere la dignità di tutti e tutte e condannare l’omofobia. Al presidente della Provincia, anche in forza della sua delega all’istruzione, e alla assessora alle Pari opportunità chiediamo di farsi carico di quanto avvenuto, incontrando sia la docente espulsa che la direzione dell’Istituto Sacro Cuore, esigendo le doverose spiegazioni da una scuola paritaria finanziata con denaro pubblico. 
Alla politica chiediamo di rimediare all’onta di questa triste vicenda con l’approvazione della legge di iniziativa popolare contro l’omofobia che in settembre sarà discussa dal consiglio provinciale.

martedì 1 luglio 2014

FIRMALOVE: Ddl contro l'omofobia direttamente in aula a settembre senza voto della Commissione

Nulla di fatto in IV Commissione permanente, dove il 30 giugno è stato votato all'unanimità dalla maggioranza l'odg presentato dai consiglieri Lozzer (PATT) e Degodenz (UPT) per evitare il voto in Commissione e far approdare il testo dell ddl unificato direttamente in aula. Il tutto dopo che il consigliere Borga (Cívica Trentina) aveva presentato due emendamenti per affermare l'impegno della Provincia nella tutela della sola famiglia formata da un uomo e una donna aperta alla vita e per garantire che gli interventi contro l'omofobia nelle scuole avvenissero previo consenso di chi detiene la patria potestà sugli studenti. Emendamenti ideologici, che hanno, però,  messo in qualche modo in difficoltà la maggioranza, che ha preferito evitare il voto in Commissione. Il tutto nonostante il forte richiamo all'unità del Presidente Rossi alla vigilia del voto di ieri su un ddl definito dallo stesso Rossi "equilibratissimo" (vedi articolo).
Il Comitato Firmalove si auspica che da qui a settembre la maggioranza approfondisca il testo del ddl, comprendendone i principi di fondo e l'importante obiettivo di prevenire la discriminazione delle persone omosessuali, transessuali e intersessuali, obiettivo che verrebbe vanificato dagli emendamenti del consigliere Borga.


domenica 29 giugno 2014

Arcigay 8 Luglio al #VeneziaPride2014

Eccoci nella giornata di ieri al #VeneziaPride2014. Una giornata piena di emozioni per rivendicare i diritti della comunità LGBT, alla quale anche Arcigay del Trentino "8 Luglio" ha partecipato animando la parata con la classica allegria trentina.

Un grazie particolare al Comitato che ha organizzato il Pride e in particolare a Giuseppe Sartori e Mattia Galdiolo, che più di tutti hanno garantito la riuscita di questa splendida giornata.





domenica 18 maggio 2014

Liberi e Libere di Essere: grazie a tutt* di cuore!

Si è chiusa la settimana di Liberi e Libere di Essere, un vero e proprio Festival, che è ormai un appuntamento fisso per il Trentino per dare un segnale forte contro l'omofobia e la transfobia.

Tutti gli eventi sono stati molto partecipati e questo è il risultato più importante per noi. La cittadinanza ha aderito in massa,  in particolare alla fiaccolata, dove singoli cittadini, associazioni e sindacati sono stati con noi per portare una forte testimonianza contro gli episodi di omo e transfobia, ancora presenti nel nostro Paese: un grazie di cuore a tutt* voi per esserci stat*!

Un altro ringraziamento speciale va a chi ha patrocinato e sostento gli eventi: la Presidenza del Consiglio Provinciale, la Provincia Autonoma di Trento, il Comune di Trento, il Forum trentino per la Pace e i Diritti Umani, il Centro Studi interdisciplinari di genere dell'Università degli Studi di Trento, la CGIL, Amnesty International di Trento, la Fondazione Cassa di Risparmi di Trento e Rovereto e la Cassa Rurale di Trento.

E infine un ringraziamento a chi ha reso possibile ogni singolo evento: al Cafè de la Paix per l'aperitivo Pink d'apertura e per il riuscitissimo  Closing Party, organizzato assieme a Robota. A Roberto Carrara per l'allestimento della mostra Faces and Phases. A Elisa Bellè per le riflessioni e il dibattito post documentario Difficult Love. A Vittorio Lingiardi e Nicla Vassallo per la conferenza Famiglie inconcepibili e a Barbara Poggio per avere introdotto il tema e per aver moderato il dibattito. A Katia Malatesta per le sue riflessioni e per il dibattito con i giovani registi Lorenzo Caproni e Renato Muro - che ringraziamo per la spontaneità - sui cortometraggi La collana e Il manichino. A Luca Pietrantoni per aver aggiornato tantissimi insegnanti sul tema del bullismo omofobico. A Silvia Bruno de LaReS, assieme ai suo collaboratori e a tutti  i relatori, per aver messo in piedi il corso Nuovi diritti per una nuovo uguaglianza. A UDU, Amnesty international Trento e Se non ora quando Trentino per aver animato i Respect Gaymes.

Ancora grazie di cuore a tutt* voi!